Ero con amici a cena: io e la Fra freschi di biglietto aereo per Londra e Copenhagen, destinazione finale Malmo in Svezia, loro apparentati con italiani residenti in Svezia da lunga pezza.
Così la conversazione ha preso una piega Scandinàva (no, non è un refuso, l'accento cade effettivamente sulla seconda a ). La solita infilata di luoghi comuni (noi, i mediterranei, che siamo caldi e amiconi, loro, freddi e formali) fino a giungere al fatidico: "e poi con 6 mesi di buio non è facile vivere; non stupisce che nella loro terra (Svezia) ci siano così tanti suicidi!"
Eccoli, l'hanno detto, non perdo l'occasione per riscattare una figuracccia rimediata proprio in Svezia qualche anno fa, dove avevo sparato con sicurezza la medesima storia dei tantissimi suicidi in Svezia e loro, impietosi, gli svedesi, mi avevano generosamente mangiato vivo. Perchè, udite udite, non è vero!, non è vero che la Svezia ha un tasso di suicidi tra i primi nel mondo; prima della Svezia nella necrofila classifica della morte autoprocurata, ci sono Paesi come la Corea del sud, il Kazakistan e persino la Francia.
Insomma, tornando alla cena con gli amici questa volta italiani (quelli con i parenti in Svezia) e, diciamo, poco informati, sento puzza di riscatto e non solo muovo l'ipotesi che gli svedesi non si suicidino in massa come molti italiani e i miei amici credono, ma mi affretto a cercare dati a suffragio di questa modesta verità:; ed eccoli a voi: sotto pubblico come l'ho trovata la classifica mondiale dei suicidi per nazione, fino al 33° posto (la Svezia non c'è perchè è al 35°)
Curiosa la presenza della Croazia in ben due posizioni (ottava e tredicesima, Croazia 1 e Croazia 2); non mi fido del tutto ed ecco allora un'altra classifica, questa volta stilata dall'OMS sulla base delle dichiarazioni fatte dai singoli Paesi stessi (in questa la Svezia è oltre il 50° posto)

Mi stupisce invece la presenza tra 1 primi 15 stati suicidofili di Paesi così diversi come il Giappone, la Guyana, la Slovenia, la Lituania, la Corea del sud.
Cosa li accomuna? Perchè si suicidano lì? In questo caso direi che il clima non c'entri, e per quel che riguarda il Giappone, nemmeno la povertà. Insomma non trovo il bandolo. Devo ammettere che implicita nei miei pensieri è l'idea che suicidarsi sia una brutta cosa (forse lo è, chissà) e, soprattutto, che il suicidio sia frutto di uno stato di assoluta prostrazione. Forse non è così, o almeno non è così ovunque (rubo da una tesi di dottorato di Pieraldo Pelizza "Nell’antica Roma motivi quali una malattia, la paura, il dolore fisico, la perdita di un proprio caro, il furor, l’insania, la sconfitta in battaglia consentivano di togliersi la vita purchè non mediante impiccagione, atto considerato vergognoso e riprorevole Il suicidio non solo era tollerato, bensì, in élite colte, quale ad esempio quella degli stoici (famosa era appunto la loro frase mori licet cui vivere non placet), era addirittura considerato la più alta forma di espressione della libertà che permetteva agli uomini di avvicinarsi agli dei.") .
ma torno alla mia stupita curiosità e alla prima ricerca empirica di motivazioni operata combinando le mie conoscenze sociali culturali e geografiche dei Paesi in lista. Non proprio un'osservazione scientifica, ma... Qui, ognuna delle possibili caratteristiche rilevate che argomentino la presenza in classifica dei diversi Stati, viene smentita da quelle, opposte, di altri Paesi vicini di classifica: il troppo ricco Giappone (eh, la ricchezza leva interesse per la vita...) viene smentito dal troppo povero Sri Lanka, il molto arretrato Mozambico (stentano a trovare motivi per vivere) dall'avanzato Belgio (troppa cultura...). Mi chiedo allora: è legittimo, utile, necessario, ha cioè senso domandarsi se ci siano dei tratti comuni tra questi Paesi che ospitano sì gran numero di autolesionisti? E più in generale, ha senso cercare una teoria generale sul perchè le persone si suicidano? Una legge universale che regoli e guidi gli impulsi autodistruttivi?
E' evidente che l'intuizione del primo sguardo non basta. A questo punto sono andato a cercare fonti e studi che mi chiarissero meglio la questione, e sono partito da quello che mi pareva essere il dato più sconcertante della classifica, cioè la presenza tra le primissime nazioni con elevato tasso di mortalità autoprocurata, della Guyana!

Così, ispirato da cieca fiducia in san google, ho digitato sul motore di ricerca: "why so many suicides in Guyana?"
Ed ecco la prima grande sorpresa, arrivato a tappare la prima "s" di suicides, google mi propone a cascata informazioni sui troppi suicidi in Groenlandia, Giappone, Corea del Sud e naturalmente su quelli della Guyana. In altri termini o google mi conosce meglio di me stesso, che mai avrei pensato di appassionarmi ad un argomento tanto lontano dalle mie tendenze e interessi, oppure sono talmente in tanti a chiedersi del perchè queste strane concentrazioni regionali di suicidi, che google sa cosa cerco già alla s di suicides.
Cosa ho trovato allora?
Un altro interessante tassello alla mia ricerca giunge da un altro Paese che non mi aspettavo così densamente popolato da morti volontarie: la Corea del sud. Pare che sia diventata la prima causa di morte per i coreani sotto i 40 anni, nel 2013 si contavano 44 suicidi al giorno e cosa davvero sorprendente, i suicidi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni. Non si tratta allora della conseguenza di un'antica tradizione culturale che la vicinanza con il Giappone del "seppuku" che onorava i Samurai concedendogli il beneficio del suicidio, lascerebbe supporre. No, è una novità recente, come ci spiega un articolo della Stampa qui" Corea del Sud, epidemia di suicidi nell’Asia più trendy". Ecco! La parola epidemia mi sembra possa essere interessante, forse la chiave del mio dilemma. I suicidi si propagano, come un virus. E qui mi torna alla memoria una clamorosa notizia di cronaca che avvenne quasi 40 anni fa proprio in Guyana, a Jonestown il più imponente suicidio di massa che la storia documenti. L'epidemia di morti autoprocurate, nella verde Guyana, comincia da lì...