sabato 18 marzo 2017

Il suicidio come accidente storico

In attesa di assestare un significativo post sul sogno in grado di dare una svolta alle mie ricerche, un altro tema interessante ha attraversato la mia attenzione e ve lo propongo con annesse riflessioni e piccoli aneddoti.
Ero con amici a cena: io e la Fra freschi di biglietto aereo per Londra e Copenhagen, destinazione finale Malmo in Svezia, loro apparentati con italiani residenti in Svezia da lunga pezza.
Così la conversazione ha preso una piega Scandinàva (no, non è un refuso, l'accento cade effettivamente sulla seconda a ). La solita infilata di luoghi comuni (noi, i mediterranei, che siamo caldi e amiconi, loro, freddi e formali) fino a giungere al fatidico: "e poi con 6 mesi di buio non è facile vivere; non stupisce che nella loro terra (Svezia) ci siano così tanti suicidi!"
Eccoli, l'hanno detto, non perdo l'occasione per riscattare una figuracccia rimediata proprio in Svezia qualche anno fa, dove avevo sparato con sicurezza la medesima storia dei tantissimi suicidi in Svezia e loro, impietosi, gli svedesi, mi avevano generosamente mangiato vivo. Perchè, udite udite, non è vero!, non è vero che la Svezia ha un tasso di suicidi tra i primi nel mondo; prima della Svezia nella necrofila classifica della morte autoprocurata, ci sono Paesi come la Corea del sud, il Kazakistan e persino la Francia.
Insomma, tornando alla cena con gli amici questa volta italiani (quelli con i parenti in Svezia) e, diciamo, poco informati, sento puzza di riscatto e non solo muovo l'ipotesi che gli svedesi non si suicidino in massa come molti italiani e i miei amici credono, ma mi affretto a cercare dati a suffragio di questa modesta verità:; ed eccoli a voi: sotto pubblico come l'ho trovata la classifica mondiale dei suicidi per nazione, fino al 33° posto (la Svezia non c'è perchè è al 35°)


Curiosa la presenza della Croazia in ben due posizioni (ottava e tredicesima, Croazia 1 e Croazia 2); non mi fido del tutto ed ecco allora un'altra classifica, questa volta stilata dall'OMS sulla base delle dichiarazioni fatte dai singoli Paesi stessi (in questa la Svezia è oltre il 50° posto)




E' qui, leggendo le due classifiche, che si è accesa la mia curiosità: a parte la presenza nella lista delle nazioni basata sui dati denunciati dai singoli governi di regioni africani del tutto assenti dall'altra, che mi fa venire il sospetto che ammazzino gli oppositri politici e li facciano passare per suicidi, ma quel che mi balza all'occhi è altro. Non mi stupisce che la Groenlandia guidi la prima classifica (anche se scompare pudicamente dalla seconda), perchè dai, sì, insomma, lì si capisce proprio che uno non è che trabocchi di gioia di vivere, perchè bella la Groenlandia sarà anche bella, ma dopo un po', tra i ghiacci...
Mi stupisce invece la presenza tra 1 primi 15 stati suicidofili di Paesi così diversi come il Giappone, la Guyana, la Slovenia, la Lituania, la Corea del sud.
Cosa li accomuna? Perchè si suicidano lì? In questo caso direi che il clima non c'entri, e per quel che riguarda il Giappone, nemmeno la povertà. Insomma non trovo il bandolo. Devo ammettere che implicita nei miei pensieri è l'idea che suicidarsi sia una brutta cosa (forse lo è, chissà) e, soprattutto, che il suicidio sia frutto di uno stato di assoluta prostrazione. Forse non è così, o almeno non è così ovunque (rubo da una tesi di dottorato di Pieraldo Pelizza "Nell’antica Roma motivi quali una malattia, la paura, il dolore fisico, la perdita di un proprio caro, il furor, l’insania, la sconfitta in battaglia consentivano di togliersi la vita purchè non mediante impiccagione, atto considerato vergognoso e riprorevole Il suicidio non solo era tollerato, bensì, in élite colte, quale ad esempio quella degli stoici (famosa era appunto la loro frase mori licet cui vivere non placet), era addirittura considerato la più alta forma di espressione della libertà che permetteva agli uomini di avvicinarsi agli dei.") .
ma torno alla mia stupita curiosità e alla prima ricerca empirica di motivazioni operata combinando le mie conoscenze sociali culturali e geografiche dei Paesi in lista. Non proprio un'osservazione scientifica, ma... Qui, ognuna delle possibili caratteristiche rilevate che argomentino la presenza in classifica dei diversi Stati, viene smentita da quelle, opposte,  di altri Paesi vicini di classifica: il troppo ricco Giappone (eh, la ricchezza leva interesse per la vita...) viene smentito dal troppo povero Sri Lanka, il molto arretrato Mozambico (stentano a trovare motivi per vivere) dall'avanzato Belgio (troppa cultura...).  Mi chiedo allora: è legittimo, utile, necessario, ha cioè  senso domandarsi se ci siano dei tratti comuni tra questi Paesi che ospitano sì gran numero di autolesionisti? E più in generale, ha senso cercare una teoria generale sul perchè le persone si suicidano? Una legge universale che regoli e guidi gli impulsi autodistruttivi?


E' evidente che l'intuizione del primo sguardo non basta. A questo punto sono andato a cercare fonti e studi che mi chiarissero meglio la questione, e sono partito da quello che mi pareva essere il dato più sconcertante della classifica, cioè la presenza tra le primissime nazioni con elevato tasso di mortalità autoprocurata, della Guyana!
La Guyana, stando a quanto ci dicono le foto, ha un paesaggio meraviglioso, un clima che a giudicare dalla concentrazione di umani in ambienti similari, è quanto meno apprezzato, una natura a dir poco generosa e, per completare il mio sconcerto,  nessuno dei Paesi confinanti, Brasile (72°),Venezuela (90°) e Suriname (27°), sembrano condividere le tendenze suicidarie dello statarello caraibico.
Così, ispirato da cieca fiducia in san google, ho digitato sul motore di ricerca: "why so many suicides in Guyana?"
Ed ecco la prima grande sorpresa, arrivato a tappare la prima "s" di suicides, google mi propone a cascata informazioni sui troppi suicidi in Groenlandia, Giappone, Corea del Sud e naturalmente su quelli della Guyana. In altri termini o google mi conosce meglio di me stesso, che mai avrei pensato di appassionarmi ad un argomento tanto lontano dalle mie tendenze e interessi, oppure sono talmente in tanti a chiedersi del perchè queste strane concentrazioni regionali di suicidi, che google sa cosa cerco già alla s di suicides.
Cosa ho trovato allora?

Un altro interessante tassello alla mia ricerca  giunge da un altro Paese che non mi aspettavo così densamente popolato da morti volontarie: la Corea del sud. Pare che sia diventata la prima causa di morte  per i coreani sotto i 40 anni, nel 2013 si contavano 44 suicidi al giorno e cosa davvero sorprendente, i suicidi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni. Non si tratta allora della conseguenza di un'antica tradizione culturale che la vicinanza con il Giappone del "seppuku" che onorava i Samurai concedendogli il beneficio del suicidio, lascerebbe supporre. No, è una novità recente, come ci spiega un articolo della Stampa qui" Corea del Sud, epidemia di suicidi nell’Asia più trendy". Ecco! La parola epidemia mi sembra possa essere interessante, forse la chiave del mio dilemma. I suicidi si propagano, come un virus. E qui mi torna alla memoria una clamorosa notizia di cronaca che avvenne quasi 40 anni fa proprio in Guyana, a Jonestown il più imponente suicidio di massa che la storia documenti. L'epidemia di morti autoprocurate, nella verde Guyana, comincia da lì...

martedì 29 novembre 2016

Note su erotismo e pornografia ossia dell'inutile distinzione


L'ostensione della (pura) nudità che si ritiene propria della pornografia, non è il grado zero, il "basic frame" della sessualità, l'oggetto primitivo da cui l'erotismo si erige per distanza, velamento, differimento, ma è esso stesso frammento  di un linguaggio, coprotagonista della seduzione alla pari della guepiere, parte di una rappresentazione dell'atto sessuale che è tale (cioè rappresenta) solo in quanto narrazione. Senza trama narrativa, come il campo nudisti insegna a chi ne ha fatto esperienza, non c'è erotizzazione dell'oggetto, per quanto nudo possa essere. Quindi affermare che il nudo non lo è mai veramente del tutto, neanche nella cosiddetta pornografia,  (un po' come la verità non è poi nuda neanche quando ci pare al colmo dell'evidenza), è una affermazione che ci possiamo permettere di  fare in prima istanza, senza aver neanche bisogno di inoltrarci nella poetica/semantica delle inquadrature, a cui il porno non si sottrae, e alla relativa modulazione di significati del corpo nudo e copulante che è lungi dall'essere, appunto, mera ostensione (50 sfumature di rosa).

Peraltro l'idea che esista una pornografia, univocamente identificabile e differenziabile dall'erotismo, monolitica nella sua essenziale "anatomicità", è un'idea che disconosce  la ricca categorizzazione del porno in relazione alle sue diverse pratiche. Si badi bene, non sono variazioni da architettura del coito (stile kamasutra), ma universi rappresentativi (bondage, sadomaso, mamme, segretarie, infermiere, idraulici, neri, asiatiche, fetish). Solo disconoscendo questa realtà si può evitare di considerare l'ingombrante presenza dei fantasmi dell'immaginario sessuale anche nella cosiddetta pornografia.
Se il pornografico coincide con l'osceno, e l'osceno è tale solo in quanto viene mostrato, è nel mostrare, nella dimensione pubblica, nella rivelazione al mondo, questa qui sì in trasparenza, senza veli, che si deve collocare il significato della pornografia. Senza graphos non c'è oscenità (così' come non è osceno il nostro corpo nell'intimità della vita privata.) Ed il graphos è tale solo nella dimensione del pubblico, anzi, del pubblicato.

Questo riporta i fondamenti della distinzione tra erotico e porno  quella che mi pare essere la sua più genuina collocazione, l'emergenza della cultura di massa che incrocia la "riproducibilità tecnica" prima della fotografia e poi dell'audiovisivo in movimento e la conseguente possibilità di produrre stimoli sessuali per un pubblico improvvisamente molto  vasto, e a buon mercato. E' qui che la cultura elitaria della nobiltà, che si travasa nella nuova classe dominante, la borghesia, alza barricate per distinguere il sesso del popolo - volgare - da quello nobile, erotico, che lascia spazio al desiderio perchè non si sazia del corpo esposto. Curioso e al contempo illuminante mettere in dialettica il dato secondo cui una percentuale massiccia di uomini e donne consuma pornografia su internet, con l'idea che quello offerta dalla pornografia non sia un prodotto adeguato: adeguato a cosa visto che pare che centinaia di milioni di persone traggano piacere ed eccitazione sessuale con la pornografia? In riferimento a quale ordine di ragionamento possiamo imputare un errore, un essere sbagliato, un non-essere alla pornografia? Estetico? Morale? Etico? Epistemologico?

La condanna del realismo.

(citazioni da: Anatomia dell’osceno – Preludio a uno studio dell’oscenità (nell’arte) contemporanea/1 di Roberto Mottadelli)

Di questa dicotomia offre testimonianza involontaria e imbarazzata un intellettuale raffinato come André Bazin. In En marge de «L’erotisme au cinéma» Bazin scrisse infatti che il cinema «può dire tutto ma non mostrare tutto», affermando in sostanza che l’erotismo, quando supera l’allusione e si fa reale, esce automaticamente dai confini dell’arte[3]. Una reazione simile, di istintivo rifiuto dell’osceno, si poneva in contraddizione con il resto della sua estetica, testimoniata da innumerevoli prese di posizione a favore del “cinema della realtà”. Tanto da indurlo ad ammettere con stupefacente candore che «accordare al romanzo il privilegio di evocare tutto e negare al cinema, che gli è così vicino, il diritto di mostrare tutto è una contraddizione critica che constato senza superarla».

Consonante, ma decisamente più lucida, è la posizione del sociologo Renato Stella. Il quale, cercando di individuare il discrimine tra erotismo e pornografia, osserva che la distinzione classica – erotismo come metafora della seduzione, pornografia come pura denotazione del rapporto sessuale – è stata scardinata dal «primato dell’immagine sul racconto scritto, e dell’immagine videoregistrata rispetto all’immagine fotografica, che si traduce in una oggettiva riduzione d’importanza nella diffusione e penetrazione dell’“erotismo colto” (prevalentemente scritto o rappresentato da stampe e fotografie “d’autore”) rispetto alla pornografia (prevalentemente resa in immagini filmate). A questo passaggio di supporti tecnici è concomitante la nascita di nuovi stili di narrazione soprattutto visivi e meno immaginativi, per cui gli antichi confini tra erotismo e pornografia vengono travolti più dai codici, che dai contenuti imposti dal nuovo mezzo. Ne fa fede il fatto che la “letteratura pornografica”, uscita dall’enfer delle biblioteche pubbliche e private, oggi si trova nelle comuni librerie come “letteratura erotica”[4]».


mercoledì 27 luglio 2016

PENSIONI UGUALI PER TUTTI

Avevo promesso due proposte politiche che a me paiono risolutive di molti problemi.
Una l'ho già scritta, riguarda l'abolizione dell'eredità; ecco l'altra, la mia riforma delle pensioni.

E' semplice: in vita ognuno guadagna quanto crede e vuole, ma quando si arriva all'età pensionabile (che è calcolata innanzitutto sul numero di anni lavorati, raggiunti i quali ci si può riposare, e non su un fine lavoro ad un'età fissa) tutti percepiscono la stessa quantità' di denaro per la pensione.

In armonia con il detto napoletano chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato, quelli che hanno voluto impiegare la sua vita ad accumulare soldi, affannandosi  per avere danari, agi, onori e coloro i quali invece hanno prediletto una vita frugale ma  ricca di tempo libero o non erano portati per gli studi (o ancora meglio non avevano parenti che li hanno infilati in qualche "posto" d'oro), giunti al meritato riposo, percepiscono lo stesso compenso in vecchiaia. I vantaggi a mio parere sono diversi: intanto si cancellano quelle pensioni beffa che non permettono ad un onesto lavoratore, magari impiegato in mansioni non qualificate (ma non per questo necessariamente meno faticose, anzi...) di vivere una terza età accettabile; in secondo luogo si applica un principio egualitario che in sostanza valuta il lavoro -al netto di tutte le gratificazioni, anche economiche, già ottenute - come una basilare cessione del proprio tempo a favore della comunità, che onestamente ringrazierà concedendo pari trattamento.

Utopia? No, in Olanda e Svizzera (e dico Olanda e Svizzera, non Indonesia e Portogallo) è già così. E il sistema di questi due Paesi è stato valutato tra i primissimi al mondo per sostenibilità! (come è scritto qui)

domenica 20 dicembre 2015

Invenzioni 1: il silenziatore assoluto

Trovo sul web 

So che due suoni puri controfase si cancellano, ma è davvero possibile in pratica cancellare un rumore irradiandone uno uguale controfase?

È possibile, ed il meccanismo è alla base del cosiddetto isolamento attivo. Esso si applica sia all'isolamento acustico, sia per l'isolamento dalle vibrazioni di macchine o strutture.
In entrambi i casi un microfono rileva il segnale, ed attiva un opportuno attuatore, che genera lo stesso segnale, ma con fase invertita. Per il principio di sovrapposizione la somma algebrica dei due segnali deve essere nulla. Nella pratica è piuttosto semplice applicare la tecnica all'interno di un piccolo spazio, come una cuffia acustica, e migliorarne molto le proprietà isolanti. Riguardo alle vibrazioni nelle strutture il caso più frequente è che si vogliano isolare particolari bande di frequenze particolarmente moleste, o dannose per la struttura stessa.


Se annullare un suono, emettendo in tempo reale segnali sonori con la fase invertita, è cosa facile, non è ora di inventare una applicazione che, riconoscendo con un campione registrato le frequenze dell'abbaiare del cane (o del rumore del traffico, del martello pneumatico...) una volta attivato, emettendo suoni in controfase elimini i rumori molesti? 

C'è evidentemente la concreta possibilità di creare oggi un dispositivo che ci permetta di passeggiare in una bolla di silenzio, di leggere al bar del centro come se si fosse in biblioteca e, in sintesi, di "pulire" la nostra colonna sonora quotidiana, eliminando le frequenze disturbanti. Il pianto del bambino smetterà di ferire le nostre orecchie, ma ci sembrerà al più un espressivo film muto e chissà che non si possa applicare a suoceri e capiufficio. 

Con questa invenzione si potrà considerare infine risolto il problema dei rumori notturni: le feste potranno durare fino all'alba e i musicisti provare sotto la luna.

Regalo volentieri questa intuizione a volenterosi inventori. In caso di successo si accettano donazioni.

















lunedì 24 agosto 2015

disegni 2: cappuccetto rosso

personaggi e interpreti
cappuccetto rosso








la mamma








la nonna








il cacciatore








il lupo








il bosco: l'avvistamento








il bosco: la casa della nonna








che lingua grande che hai!

tecnica mista (1988-89)




disegno 1

Ad un tuttologo quale io sono, non poteva mancare una quasi attività pittorica, di cui dò qui pubblica esibizione.
Serifos   2009 (tecnica mista)